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Le tredici chiese di Castanea

Estate 1666: il vescovo di Patti Ignazio D'Amico, delegato apostolico, censisce il casale chiesa per chiesa — tredici chiese e un convento, con inventari, altari e clero. Dal cucchiaio d'argento del battistero all'organo da spostare, la fotografia più dettagliata della Castanea del Seicento.

All'inizio dell'estate del 1666 arrivò a Castanea un vescovo venuto da fuori: Ignazio D'Amico, vescovo di Patti, che sul casale esercitava la delega apostolica nata dalla lunga lite fra l'Ordine di Malta e la Chiesa di Messina. La sua visita pastorale, i cui atti sono conservati nell'«Arca Magna» di Patti, è la fotografia più dettagliata che abbiamo del casale seicentesco: chiese, conventi, patrimoni ecclesiastici e clero, censiti uno per uno.

La macchina della visita si mise in moto il 28 giugno, con un editto ai sacerdoti del casale che revocava le patenti di confessore. Fra il 29 giugno e il 1° luglio il vescovo visitò le chiese; il cappellano maggiore produsse una «fede» sul numero degli abitanti; si compilarono gli inventari di tutte le chiese e i riveli dei legati pii di una quindicina di sacerdoti, e il 1° luglio furono emanate le «Constitutioni della visita del casale della Castania».

Tredici chiese e un convento

L'elenco delle chiese visitate dice da solo la densità religiosa del borgo: San Giovanni Battista, la chiesa madre; la Santissima Trinità, l'altra parrocchiale; Santa Caterina, i Santi Cosma e Damiano, Santa Maria della Visitazione, Santa Maria di Trapani, Santa Maria di Loreto, la Santissima Annunziata, già conventuale degli Agostiniani; Santa Maria della Provvidenza e delle Anime del Purgatorio, Santa Maria del Tindari, San Rocco, Santa Maria del Soccorso e San Nicola, con annesso il convento dei Frati Minimi di San Francesco di Paola. Tredici chiese e un convento, in un solo casale.

Il cucchiaio d'argento e l'organo da spostare

Dagli atti affiorano i dettagli. Nella matrice il battistero aveva un conopeo di seta rossa, il fonte era di marmo e per i battesimi c'era un cucchiaio d'argento, il «cochlear argenteum»; fra gli altari censiti, quelli di Santa Maria delle Grazie, di San Michele Arcangelo, della Concezione, di San Giuseppe, di Sant'Anna e di Santa Barbara.

Il vescovo guardò e dispose. Alla Santissima Trinità ordinò di trasferire l'organo sopra la porta maggiore entro quattro mesi. A Santa Maria della Provvidenza trovò il beneficiale don Domenico Santoro «cieco e sordo», e gli affiancò come coadiutore don Stefano Fazzino. La chiesa di Santa Maria detta «di Trapani» risultò invece «inepta ad celebrationem»: mancava perfino l'immagine della titolare, e il vescovo vietò di celebrarvi finché non fosse stata riparata.

Al convento dei Minimi, infine, i confrati tirarono fuori un atto del 25 ottobre 1579 per rivendicare il dominio della chiesa di Santo Nicolao: i confrati — vi si legge — non potevano esserne «cacciati, ne molestati, ne impediti» in alcun tempo futuro.