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Memorie

Le chiese di campagna del 1666

Il 3 e l'8 agosto 1666 don Francesco Pagano, delegato del vescovo di Patti, visitò le chiese di campagna del territorio di Castanea: da Santa Rosalia alla chiesa di San Saba, dal Visitò alla Portella, fino a Santa Maria «le Bianche», officiata da un prete di Salice.

La visita pastorale del 1666 non si fermò all'abitato di Castanea. Per le chiese fuori dal paese il vescovo di Patti delegò don Francesco Pagano, cappellano maggiore e vicario foraneo del casale, con lettere date a Catania il 18 luglio 1666. Pagano si mise in cammino il 3 agosto, e la sua relazione è un piccolo itinerario nella geografia sacra minuta delle colline fra Castanea e il mare.

3 agosto

Il primo giorno toccò a Santa Rosalia e a San Domenico, entrambe curate da don Giuseppe Costa. Poi la chiesa di San Saba — negli atti «ecclesia Sancti Sabbe huius predicti ruris Castaneae» — chiesa di ius patronato affidata alle cure di don Stefano Russo, dove Pagano ordinò lavori concreti: allargare il piano dell'altare, procurare una croce con il Crocifisso, sistemare pavimento e candelabri, rinforzare la porta e consegnare l'inventario dei beni entro due giorni.

Seguirono Santa Maria del Bosco, di ius patronato del Priorato di Messina dell'ordine gerosolimitano — anche in campagna, la presenza dei Cavalieri di Malta — e i Santi Filippo e Giacomo, un convento agostiniano soppresso ridotto al nulla: il custode, fra' Giovanni, dichiarò che «nichil haberet», non possedeva niente.

8 agosto

Il secondo giro toccò Santa Maria della Pietà detta «Visitò», Santa Maria della Concezione detta «la Portella» e Santa Maria «le Bianche», il cui beneficiale, don Pietro Thomasello, era del casale di Salice: la chiesa era priva perfino dell'icona della titolare, e vi fu vietato celebrare. Chiuse l'itinerario San Nicolò «de la Rocca».

La relazione fu firmata l'8 agosto 1666 «in hoc predicto rure Castaneae, tenimenti nobilis et exemplaris urbis Messanae» — in questa campagna di Castanea, territorio della nobile ed esemplare città di Messina — da Pagano, vicario foraneo, e dal mastro notaro Giovanni Faudali.