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Castanea, il casale dei Cavalieri di Malta

Per secoli su Castanea non comandò l'arcivescovo di Messina ma l'Ordine di Malta. Dal prete che nel 1587 «uscì con la Croce di Malta» al decreto del 1878: due secoli e mezzo di lite fra il Priorato e la Chiesa messinese per il casale più popoloso dei colli.

Castanea era «il più popoloso ed esteso dei casali 'storici' a nord del centro urbano messinese». Eppure, per secoli, su questo casale non comandò l'arcivescovo di Messina: la giurisdizione, «tanto nel temporale, quanto nello spirituale», la esercitò l'Ordine degli Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme — l'Ordine di Malta. Il Priorato di Messina amministrava qui i beni più antichi donati all'Ordine in Sicilia: il grosso feudo di Milici e censi su case e fondi rustici, soprattutto nel casale.

Nel borgo coesistevano due chiese curate — caso unico fra i casali del Costretto: la matrice di San Giovanni Battista, edificata o riedificata nel 1500 come ricorda l'epigrafe sul prospetto, di origine presumibilmente legata alla colonizzazione giovannita; e la Santissima Trinità, istituita il 24 aprile 1628 dall'arcivescovo di Messina.

La lite

Lo scontro di giurisdizione esplose alla fine del Cinquecento. Nel 1587 il vicario arcivescovile, in visita a Castanea, trovò «un prete licenzioso che arrogantemente ardì sparlare contro di esso e della giurisdizione dell'ordinario». Ingiunto di presentarsi alla Curia, il sacerdote si rivolse invece al Priorato: «a pochi giorni uscì con la Croce di Malta».

Nel 1629 la Sede Apostolica tagliò corto: per suo ordine il casale fu ritenuto nullius dioecesis — di nessuna diocesi — finché non si fosse detta l'ultima parola sulla giurisdizione spirituale, e i vescovi di Patti ne divennero delegati apostolici. Il rescritto porta la data del 4 maggio 1629 e la firma del cardinale Antonio Barberini; l'esecutoria del viceré arrivò il 13 agosto, la presa di possesso del territorio il 28 settembre, e il 4 ottobre 1629 si tenne l'atto solenne in nome del vescovo di Patti, alla presenza dei rappresentanti del clero e del popolo del casale.

Due secoli e mezzo di carte

La lite continuò per tutto il Settecento. Con l'arcivescovo Giuseppe Migliaccio si tentò una transazione; una Concordia in quindici capitoli fra mons. Tommaso Moncada e il gran priore Marco Gironda fu perfino ratificata da papa Clemente XIII nel 1762 — ma, morto Moncada, la Chiesa peloritana denunciò l'accordo, ritenuto «diametralmente opposto ad ogni ragione», e si appellò al sovrano. Nel 1777 l'avvocato Giovan Angelo Duca firmava ancora una Supplica contro le pretensioni del Gran Priore.

Fu la storia a chiudere la partita: con la caduta di Malta, nel 1798, la potenza dell'Ordine crollò, e la Chiesa messinese estese progressivamente i suoi poteri sul casale. L'ultima parola è del 27 ottobre 1878: il decreto in sacra visita dell'arcivescovo Giuseppe Guarino, che determinò i confini delle due parrocchie.

Le due parrocchie, formalmente istituite nel luglio 1921, sono poi state accorpate negli attuali Santi Giovanni Battista e Maria del Rosario: dal 1986 Castanea è tornata ad avere una sola parrocchia.