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Il territorio

Nove borghi, un paesaggio

Il Piano Paesaggistico chiama «Capo Rasocolmo» il paesaggio fra le fiumare Gallo e Tono e vi censisce nove nuclei storici, da Acquarone a Sindaro Marina: terrazzi a oliveti, trazzere, forti e borghi medievali, dentro una Zona di Protezione Speciale.

Il Piano Paesaggistico della Regione Siciliana divide l'ambito dei Peloritani in tredici «paesaggi locali», e a uno dà il nome del promontorio: il Paesaggio locale 13, «Capo Rasocolmo». È esattamente questo territorio — la fascia fra le fiumare Gallo e Tono, delimitata verso l'interno dalla dorsale Curcuraci–Antennamare — e ricade integralmente nella Zona di Protezione Speciale «Monti Peloritani, Curcuraci-Antennamare, Area marina dello Stretto».

Un altopiano di oliveti sul mare

Fra Acqualadroni e Capo Rasocolmo i terrazzi marini del Pleistocene medio innalzano la costa in un ampio altopiano coltivato a oliveti, che il Piano giudica «di notevole interesse paesaggistico e testimoniale», con la connotazione agraria storica ancora leggibile. Capo Rasocolmo è un geosito: formazioni dunali con specie costiere rappresentative e un panorama che abbraccia insieme Capo Milazzo e le Eolie; dune rare sopravvivono fra i torrenti Tarantonio e Marmora. Il paesaggio è qualificato da ville, mulini ad acqua, torri d'avvistamento, forti tardo-ottocenteschi — la Batteria Masotto, il Forte dei Centri — e postazioni antiaeree della seconda guerra mondiale perfettamente mimetizzate.

Nove nuclei storici

Il censimento ufficiale dei centri e nuclei storici del Piano riconosce in questo paesaggio nove nuclei, ciascuno con la sua scheda:

- **Acquarone** (Acqualadroni), il cui toponimo è una corruzione di «Acqueladroni»: col torrente dei Corsari testimonia una probabile base della corseria mediterranea fra XVI e XVIII secolo; - **Castanea delle Furie**, insediamento storico dal tracciato urbano medievale attraversato dalla via Maestra; - **Gesso**, il paese di crinale «probabilmente insediato dagli arabi, certamente occupato dai Normanni», che vi fondarono un ricco cenobio oggi scomparso; - le quattro **Masse** — San Giorgio, San Nicola, Santa Lucia e San Giovanni, dove «massa» è il podere del latino —: la prima con la chiesa madre riedificata nel 1908 su una struttura del XV secolo, la seconda con la morfologia bassomedievale rimasta pressoché intatta; - **Salice**, di origine quattrocentesca, sviluppato intorno alla chiesa madre del XVI secolo con la campana bronzea del 1597; - **Sindaro Marina**, il nucleo storico di Rodia, registrato col suo nome originario.

I villaggi della costa — Spartà, Piano Torre, Ortoliuzzo, Santo Saba, la Rodia moderna — non compaiono invece nel censimento dei nuclei storici.

La trazzera e la torretta perduta

Da Massa San Nicola una trazzera storica scendeva al villaggio costiero di Acquarone e saliva, sul tracciato della Statale 113 bis, fino al trivio di Portella Castanea, dove si diramava verso Salice e verso Monte Telegrafo. Al trivio sorgeva, fino alla fine degli anni Ottanta, una torretta d'età tardo-antica, con tracce di insediamenti coevi nei dintorni. Più in alto l'archeologia arriva alla preistoria: Monte Ciccia conserva un insediamento dell'età del bronzo, Monte Candelora tracce preistoriche.

Il Piano segnala anche i rischi — gli incendi ricorrenti, l'abusivismo costiero che ha «dissolto i caratteri tipologici dei piccoli villaggi» della riva — ed è proprio per questo che ciò che resta è prezioso: un paesaggio sopravvissuto, riconosciuto e descritto nucleo per nucleo da un documento ufficiale della Regione.