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Massa San Nicola, la «Svizzera di Messina»

Sette abitanti alla data della relazione di vincolo, la campana del 1514, undici mulini ad acqua e i vicoli in pietrame di un impianto bassomedievale intatto: il casale che la guida municipale del 1902 chiamava la «Svizzera di Messina», proposto a tutela dalla Soprintendenza.

Delle quattro Masse — i casali che si susseguono lungo la strada da Castanea verso Curcuraci, nell'ordine Massa San Giorgio, San Nicola, Santa Lucia e San Giovanni, a monte della fiumara dei Corsari — questa è quella dove il tempo si è fermato. La relazione di vincolo della Soprintendenza, alla sua data, vi contava sette abitanti; il censimento regionale dei nuclei storici ne descrive la «morfologia insediativa bassomedievale rimasta pressoché intatta».

Un nome di quindici secoli

Il nome «Massa» — dal latino, un insieme di campi e possedimenti — è menzionato già nelle lettere di San Gregorio Magno. Le prime testimonianze storiche risalgono all'età normanna: nel 1099 fu fondato il monastero basiliano di Santa Maria delle Masse, i cui ruderi sono ancora visibili presso Massa San Giorgio; il nome del santo patrono distingueva poi i singoli casali. Nel Cinquecento lo storico Fazello elencava i «castelletti» di Faro, Castagna e Massa, e lo storico messinese Gallo narra delle incursioni di Ariademo Barbarossa, «il pirata che soggiornava negli anfratti di Acqualadroni», e delle scorribande di seimila soldati licenziati senza paga nel 1538.

Dopo la rivolta antispagnola del 1674 il Senato messinese vendette i casali ai baroni: le quattro Masse furono comprate dal duca di Furnari, e tornarono poi al demanio per i soprusi subiti dalla gente.

La campana del 1514

Nel 1760 il censimento di Vito Amico contava 77 case e 200 abitanti. Di quel borgo restano i vicoli e le gradinate con la pavimentazione in pietrame, le case «terrane» a un piano e quelle «a profferlo», a due piani con la scala esterna; la fontanella del 1893; e lungo il torrente i resti di circa undici mulini ad acqua e la macina dell'impianto di lavorazione dei limoni, attivo fino ai primi del Novecento, fra terrazzamenti a secco, viti, ulivi e noci imponenti.

La chiesa di San Nicola fu ricostruita a inizio Novecento dagli stessi abitanti, riproducendo la parrocchiale del XV secolo i cui ruderi restano a monte, sulla mulattiera per Massa Santa Lucia. Sulla campana maggiore corre l'iscrizione:

«AVE MARIA GRACIA PLENA DO. MCCCCCXIIII» — la data è il 1514.

La «Svizzera di Messina»

La guida municipale «Messina e dintorni» del 1902 chiamava queste borgate la «Svizzera di Messina». Oggi la Soprintendenza ha proposto per il borgo l'assoggettamento a vincolo paesaggistico, per l'impianto urbano e per la sponda opposta del torrente San Nicola: una proposta di tutela — il riconoscimento più alto per il casale che ha conservato sé stesso.