Memorie
Le cave di Gesso
Uniche in Sicilia e fra le più antiche ancora esistenti, le cave di gesso selenitico diedero dal XII secolo conci, colonne e capitelli alla chiesa di Santa Maria degli Alemanni a Messina. Attive fino ai primi anni Settanta, restano le fornaci «carcari» e le tracce della teleferica.
Il nome del paese è la sua storia: Gypsum nei documenti latini, «ibbisu» o «issu» in dialetto, dalla roccia gessosa che dà il nome al villaggio. Attorno all'abitato si aprono le cave che la relazione di vincolo del Piano Paesaggistico definisce «uniche nel loro genere in Sicilia e probabilmente nel meridione, tra le più antiche ancora esistenti».
Il gesso che costruì una chiesa di Messina
L'uso delle cave è documentato dal XII secolo, e la prova è un monumento: lo studio mineralogico del professor Maurizio Triscari ha dimostrato che conci, colonne e capitelli della chiesa di Santa Maria degli Alemanni a Messina sono in gesso selenitico proveniente da queste cave — l'unico esempio nel meridione d'Italia di monumento in questo lapideo. L'attività estrattiva era dunque già avviata a inizio Duecento.
La roccia affiora dal Messiniano, circa sei milioni di anni fa, con la serie gessoso-solfifera: qui si estrae il gesso «selenite», a grossi cristalli trasparenti. Le cave principali sono due: contrada Margi, a circa 250 metri dall'innesto al km 15 della Statale 113, e contrada Tagliavacche, sulla destra idrografica della fiumara Gallo, a 200 metri di quota.
Palamina, vigga e carcari
L'estrazione andò avanti in grande quantità fino all'inizio del Novecento, poi via via ridotta fino ai primi anni Settanta, con piccole aziende artigiane. Gli attrezzi tradizionali si chiamavano «palamina» e «vigga», si usava l'esplosivo, e il gesso si cuoceva in fornaci dette «carcari» o «calcare»: le ultime due sono ancora visibili tra il bivio del paese e contrada Locanda Colonna. Il trasporto avvenne a dorso di mulo fino al dopoguerra, quando dalla cava di Tagliavacche fu attivata una teleferica, le cui tracce si vedono ancora dalla strada provinciale. Il prodotto era commerciato «in Sicilia ed in Continente», e il gesso del villaggio godeva di notorietà «in tutta l'Italia».
Era un lavoro poco amato: le polveri rovinavano i polmoni dei cavatori.
Una proposta di tutela
Per il loro valore geologico, mineralogico e storico, il Piano Paesaggistico propone l'assoggettamento a vincolo delle due cave maggiori di Margi e Tagliavacche: una proposta di tutela che riconosce in queste pareti bianche l'archivio di pietra del villaggio — lo stesso che, otto secoli fa, diede a Messina una chiesa.