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Il territorio

La porta di Messina sulle montagne

Non esisteva una litoranea che doppiasse Capo Peloro: per entrare a Messina da ovest si valicavano i monti, e la strada passava da Gesso. Il casello daziario del Divieto, le locande lungo la salita, la fortezza alta sul borgo: storia di una porta di città.

Oggi Gesso è un borgo raccolto sul versante tirrenico dei Peloritani. Per secoli, però, chi arrivava a Messina da Palermo doveva per forza passare di qui: non esisteva una buona strada litoranea che doppiasse Capo Peloro, e per entrare in città da ovest si valicavano i monti. Il casale, posto all'estremità nord-occidentale del territorio messinese, dominava quell'unica strada: un passaggio obbligato per eserciti, mercanti e viaggiatori.

Un contributo dell'Archivio Storico Messinese definisce Gesso «di vitale importanza per Messina» sotto tre profili: strategico-militare, economico e delle comunicazioni terrestri.

Divieto e Locanda: i toponimi raccontano

Superato il torrente Gallo si entrava nel Costretto — l'antico territorio della città — e si incontrava un casello daziario: ne resta traccia nel toponimo Divieto. Poi la strada si inerpicava fino a Gesso, con la fortezza orientata a sud, alta sul borgo. Per arrivare a Messina servivano ancora parecchie ore, su carri o a dorso di mulo, e lungo il percorso non mancavano ostelli e locande: la località Locanda, subito a sud-est del paese, ne porta ancora il nome.

Il nome del borgo, invece, viene dalle cave di gesso del circondario: Gypsum nei documenti latini, Jbisu in siciliano.

Dogana e avamposto

Gesso era così, insieme, filtro doganale per le merci che arrivavano da ovest e avamposto militare: «una porta avanzata di Messina sulle montagne». Non a caso, quando nel luglio 1674 la città si ribellò alla Spagna, al Senato bastarono due giorni per disporre di occupare e fortificare il casale, proprio per custodire la strada d'accesso attraverso i monti.