Il territorio
La nascita dello Stretto di Messina
La fossa dello Stretto si apre tre milioni di anni fa, ma le correnti che lo rendono famoso compaiono nelle rocce solo fra 990 e 580 mila anni fa. Letta nelle sabbie fossili attorno a Messina, la storia geologica del braccio di mare che si vede dal crinale e da Capo Rasocolmo.
Dal faro di Capo Rasocolmo o dal crinale dei Colli San Rizzo, lo Stretto di Messina sembra un elemento eterno del paesaggio. Per la geologia è quasi il contrario: è una delle cose più giovani che si vedono da quassù.
I Peloritani sono un frammento dell'Arco Calabro, nato dalla collisione fra Africa ed Europa e dall'arretramento della placca ionica in subduzione. La catena separa due bacini: il Tirreno a nord-ovest, lo Ionio a sud-est — dal crinale li si guarda letteralmente entrambi.
Tre milioni di anni, e sembrano pochi
La fossa dello Stretto si apre nel Pliocene superiore, circa tre milioni di anni fa, lungo le faglie normali della «Siculo-Calabrian Rift Zone», la fascia di fratture che corre dalla Calabria occidentale alla Sicilia meridionale. Ma lo Stretto come mare, con le correnti di oggi, è ancora più giovane: le prime rocce che registrano le correnti di marea alternate sono del Pleistocene medio, fra 990 e 580 mila anni fa, e la morfologia definitiva arriva solo alla fine del Pleistocene.
I geologi lo hanno letto nelle sabbie fossili attorno a Messina: lamine «a lisca di pesce» che registrano un flusso che si inverte, come un nastro che incide il va e vieni della marea. È lo stesso meccanismo di oggi — correnti fino a 1-3 metri al secondo, invertite ogni sei ore dall'amplificazione delle maree sfasate fra Tirreno e Ionio. Il mito di Scilla e Cariddi, in altre parole, ha una scheda tecnica e perfino una data di nascita.
Un paesaggio che sale ancora
La storia non è finita: dal Pleistocene la Calabria e la Sicilia nord-orientale sono in forte sollevamento, con scarpate di faglia che indicano ritmi di 1-2 millimetri l'anno. Attorno a Messina, sedimenti deposti in mare fra 40 e 500 metri di profondità stanno oggi fino a 270 metri di quota; nelle rocce più antiche, sul versante ionico dei monti, sono rimasti perfino coralli d'acqua fredda — mari freddi e profondi dove oggi c'è una collina.
La stessa fascia di faglie che ha aperto lo Stretto è quella dei grandi terremoti storici dell'area: chi cammina sul crinale fra i due mari cammina su un orogene ancora in movimento.